SEI CONSIGLI DI DON BOSCO PER CHI EDUCA
Una delle sfide più grandi quando si educa un Bambino e un Ragazzo è sapere come e quando esercitare la disciplina. Cosa deve fare un Genitore o un Insegnante quando un Bambino o un Ragazzo sfida l’adulto e niente sembra funzionare?
Facciamoci aiutare proprio da Don Bosco che ha dedicato tutta la sua vita a formare Bambini, Ragazzi e Giovani. Ha impiegato tutte le sue energie per trasformarli in persone serene che potessero servire la società. Man mano che i suoi sforzi aumentavano, Don Bosco ha avuto bisogno dell’aiuto di altri, e questo significava formare nuovi Insegnanti.
Nelle sue lettere agli Insegnanti, Don Bosco ha delineato un “Sistema Preventivo” di educazione che mira a disporre “i ragazzi a obbedire non per paura o obbligo, ma in virtù della «ragione». In questo sistema ogni forma di forza dev’essere esclusa, e al suo posto, la principale molla d’azione dev’essere la bontà amorevole.
Ecco sei suggerimenti che Don Bosco dava ai suoi Insegnanti e che possono essere utili anche ai Genitori:
1) La punizione dovrebbe essere l’ultima, ma proprio l’ultima cosa da fare
Non c’è dubbio che sia cento volte più semplice perdere la pazienza che controllarla, minacciare un Bambino o un Ragazzo che «farlo ragionare» con amorevolezza. È altrettanto indubbio che sia molto più gratificante per il nostro orgoglio punire chi ci oppone resistenza piuttosto che affrontarlo con ferma gentilezza.
2) Chi educa cerchi di farsi amare, se vuole farsi temere
In questo caso la sottrazione di benevolenza è di per sé un castigo che non avvilisce mai, ma fa riflettere sul perché l’adulto si distanzia un po’ da noi. Chi educa deve far capire con chiarezza con le sue parole, e ancor più con le sue azioni, che tutta la sua cura e la sua azione sono orientate al benessere e alla crescita di chi ama ed educa.
3) Le correzioni non devono mai farsi in pubblico, ma privatamente
Bisogna correggere con la pazienza di un padre e di una madre amorevoli, e mai, per quanto possibile, correggere in pubblico, fatte rarissime eccezioni.
4) Chi educa deve far conoscere con chiarezza le regole stabilite per il sereno vivere comune
In altre parole, i Bambini e i Ragazzi hanno bisogno di confini e rispondono bene ai confini perché permettono loro di sapere con chiarezza «dove stare». Nessuno si sente sicuro se viene lasciato a briglia sciolta.
5) Quando è una questione di dovere, chi educa deve essere fermo nel perseguire ciò che è buono, ma sempre in maniera gentile. Il vero successo nell’educazione viene solo dalla pazienza
La bontà (unita al dialogo) trionfa dove la severità fallisce. La bontà cura tutto, anche se può essere lenta nel raggiungere i suoi obiettivi. Attenzione! Essere buoni non significa non correggere!
6) Per essere veri padri e vere madri nel rapportarci ai Bambini e ai Ragazzi non dobbiamo permettere che l’ombra della rabbia offuschi il nostro volto
La serenità della nostra mente deve disperdere le nuvole dell’impazienza. L’autocontrollo deve regnare su su di noi: mente, cuore e labbra. Quando un Bambino o un Ragazzo sbaglia, nutriamo per lui simpatia nel nostro cuore e speranza che migliori nella nostra mente. Solo allora potremo correggerlo con profitto.



